Italiani grandi risparmiatori, cattivi investitori

Gli italiani sono un popolo di Santi, poeti e…risparmiatori. Per noi italiani risparmiare è normale, fa parte del nostro DNA; tre italiani su 4 risparmiano occasionalmente una parte del reddito mentre 1/3 lo fa regolarmente. Il Tasso di risparmio degli italiani è più alto della media europea ed è in costante crescita dal 2000. Nei primi tre trimestri del 2020, anche a causa della pandemia e del lockdown, il risparmio delle famiglie si è ulteriormente accresciuto di quasi 100 mld.



Tanto risparmio dunque, ma come è allocato? In larga parte il risparmio delle famiglie langue sui conti correnti (oltre 1000 mld) e sui conti deposito a brevissimo termine, (circa 400 mld) senza entrare direttamente nel circuito della ricchezza.

Perché ciò accade? La ragione è un mix tra scarsa alfabetizzazione finanziaria e totale assenza di pianificazione di medio e lungo temine.

Spiace dirlo ma il 40% degli italiani non sa calcolare l’interesse semplice, il 35% non conosce il concetto di inflazione mentre quasi il 50% non capisce il concetto di diversificazione del rischio. Le conoscenze finanziarie degli italiani sono sotto la media dei principali paesi mondiali e agli ultimi posti per pianificazione finanziaria e controllo dell’emotività.


Alla domanda: “perché lei risparmia?” la risposta più frequente è: “…mi potrebbe succedere qualcosa... (motivo precauzionale)”; difficilmente qualcuno dice di risparmiare per un obiettivo concreto di vita, quale ad esempio l’università dei figli, o l’acquisto della casa al mare, o l’integrazione della pensione.

Si risparmia di default, senza un obiettivo preciso. Questo modo di agire determina due problemi: da una parte rimpingua conti correnti improduttivi e costosi; dall’altra non consente di programmare in maniera efficacie il proprio futuro personale o familiare.



Probabilmente, la difficoltà di elaborare un piano finanziario di medio e lungo termine, focalizzato sugli obiettivi concreti di vita, è figlia degli anni ‘80 e ’90, quando l’inflazione galoppante consentiva di ottenere rendimenti “free-risk” del 20% sui titoli di stato italiani. Il rapporto rischio/rendimento non esisteva.

Da tempo, però, le cose sono cambiate radicalmente e informarsi è doveroso. Scegliere un professionista del settore diventa una priorità.

In tale contesto, di ridotta o addirittura inesistente conoscenza degli strumenti di investimento, il ruolo del consulente finanziario non può più limitarsi all’analisi degli obiettivi, alla costruzione del piano finanziario e al monitoraggio degli investimenti. Il consulente del futuro dovrà avere un ruolo sociale di stimolo alla crescita dell’educazione finanziaria del cliente e di coaching motivazionale, al fine di evitare gli errori comportamentali che troppo spesso vengono commessi quando si ha a che fare con la gestione dei risparmi di una vita.

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Vincenzo Menna

Consulente Finanziario Iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari con Iscrizione Numero 12461 del 29/03/2000

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